IL PELLEGRINAGGIO

Martedì 11 Giugno 1743. Nicola Albani si mette in marcia per Capua, dove era nato 28 anni prima, si congeda da tutti gli amici e parenti e fa visita al Vescovo che gli concede il suo benestare per intraprendere il suo pellegrinaggio a San Giacomo in Galizia. Il 17 Giugno arriva a Roma, dove riceve le patenti dal vaticano.

Così inizia il manoscritto “Viaggio da Napoli a San Giacomo in Galizia..” di Nicola Albani, che ci racconta il suo cammino verso Santiago di Compostela, che raggiungerà il 24 novembre 1743. Il manoscritto fu scoperto dal Prof.P.Caucci Von Sacker, e pubblicato in Galizia in Galiziano/Italiano negli anni novanta. Esistono altre riedizioni in galiziano, ma non esiste una riedizione tutta italiana ne un’anastatica. Rappresenta forse il documento più importante di tutta la letteratura odeporica compostellana. Oggi è esposto a Santiago come una reliquia.

Tra devozione, avventura, scaltrezza e pericoli la storia di Nicola Albani è da romanzo picaresco. In questo suo pellegrinaggio gli succede di tutto: dall’arresto e il furto da parte di militari disertori in Francia, al duello con ladrone sulla montagna, e da tutta una serie di avventure escogitate per sopravvivere. Il manoscritto diviso in due volumi, nel primo l’andata verso San Giacomo e nel secondo il ritorno verso Napoli. Il testo è abbellito da bei disegni a colori dell’Albani stesso, tra i quai spiccano quelli relativi al combattimento col ladrone.

Per quanto riguarda la scherma, rimasi sbalordito quando lessi il passaggio del ladrone. Nicola Albani non fu a digiuno di scherma, anzi la conosceva bene, soprattutto quella del Bordone.

Ma torniamo al racconto...

Il 18 Dicembre 1743 Albani parte da Valenca diretto a Lisbona per imbarcasi per Firenze. Deve attraversare la Montagna de Limis, su un sentiero roccioso molto pericoloso. Quando inizia a salire la montagna incontra una piccola Osteria, dove una gentil donna lo avvisava che la motagna era infestata da Malandrini, ed era meglio trovare dei compagni di Viaggio. L’albani, noncurante, ringrazia e dice alla signora che Dio che lo aveva aiutato in passato, l’avrebbe anche aiutato in futuro.

Fermo nel suo intento e irremovibile nella sua fede, incamminatosi raggiunge ben presto la cima e ricomincia a discendere quando:

Ecco, che da lontano circa passi venti, viddi un’Uomo seduto su d’un Sasso nel mezzo del cammin, che io far dovevo, ed il peggio che era, che la Montagna non era boscata d’Alberi, che io m’avessi potuto nascondere, ma era tutta disastrosa per causa de Sassi....”

L’Albani spaventato si avvicina in atto di contrizione, invocando i Nomi di Gesù, Giuseppe e Maria, e segnandosi. Subito però “..nell’arrivarlo vicino, sott’occhi viddi se mai portasse Armatura di fuoco, perchè se portava armatura di fuoco, Io cedevo l’Armi del mio Bordone, e di tutto quel che avevo”. Albani, saggiamente, si sarebbe arreso subito in caso il ladrone avesse indossato un armatura, ma vistolo sprovveduto che portava solo “una lunga Spada, larga come fusse una Sciabla con la guardia alla Spagnola, chiamata in lor linguaggio Catana”, si fece coraggio e si avvicinò.

Albani gli passa davanti e saluta imboccando il sentiero, anche l’Uomo risponde al saluto e si alza chiedendo chi fosse, da dove venisse e se aveva dei compagni di viaggio. Albani risponde senza fermarsi e girandosi dopo due passi. L’uomo si avvicina minacciosamente, continuando il dialogo a tratti tragicomico, rivelandosi un ladro e intimandolo di consegnarli tutto il denaro pena la morte per spada. Ma Albani si rifiuta di consegnare la borsa, e il ladro sfodera la spada e i due scendono in guardia.

IL BATTIMENTO

Il racconto del combattimento dell’Albani è un bellissimo passaggio che a tratti assomiglia l’intrigante manzoniano incontro dei bravi con Don Abbondio, a tratti violento e sanguinario come l’autobiografia di Benvenuto Cellini.

Albani è molto astuto, e sa molto più di quello che dice di sapere. E’ anche molto coraggioso, perchè dopo aver realizzato di avere un vantaggio, non esita certo a far valere la sua ragione.

Mors tua, vita mea.

Interpreta molto bene la condotta che deve avere uno armato di un legno qualsiasi, contro sciabolatore. Deve togliere il legno da sotto la spada, e levarlo tutte le volte che lo sciabolatore tenta o legare o troncare il legno.

Impugnando il bordone con la sinistra che afferra il pomo del bordone e la destra sotto “il gancio”, così come si farebbe con una spada a due mani o un bastone a due mani, immagino l’Albani tenere alta la punta del bordone schivando i colpi avversi togliendo il legno come si fa nella cavazione angolatadi spada, e tirare delle rimesse con la punta del bordone alla testa e allebraccia.

Certamente il ladro non immaginava di trovarsi un avversario così esperto col bordone: in guardia si manteneva fuori misura, senza offrire il proprio ferro, e colpendo velocemente di rimessa dopo parato o evitato l’attacco furioso con la sciabla. Certamente si “stizzò”, perse ogni controllo e tentò un azione disperata, “si buttò per perso addosso di me”: con un passo incrociato o un salto, toccò la testa e la mano dell’Albani che aveva mal parato col suo bordone, ma per fare questo si scompose che non potè più riparate il “fierissimo colpo”, una stoccata a due mani, che l’Albani ferito ed inferocito gli inferse.

E così il ladro cadde e fu colpito alle gambe con tale forza che il bordone si ruppe, ma l’Albani crudelissimo, non contento, prese il moncone con il ferro e continuò ad inveire finchè “ non auea più forma d'Uomo”.

Viaggio da Napoli a Santiago in Galizia di Nicola Albani (Fondo Caucci Ms.1S

De 18. Decembre Mi partij da Valenza, ed'il giorno doveo passar una gran Montagna Sassosa, chiamata la Montagna de Limis, molto disastrosa, e pericolosa per causa de Ladri, ma non vi era rimedio, essendo quello il camino, che Io far doveo; Come già nell'ora .19. cominciai à salir detta Montagna, e nel piede di detta vi era una picciola Osteria con'una garbata Donna, la quale mi avvisò, che avessi cura d'accompagnarmi con qualche altro Passaggiere, che in detta Montagna non vi mancavano de Malandrini, ma Io con giuste parole la ringraziai del buon'avviso che mi diede, dicendo, che quel Dio, che aggiutato mi avea per il passato, m'avrebbe anche aggiutato per l'avvenire, e così mi posi in camino con animo generoso tutto dato à Dio così solo, com'ero, che avendo già finita la salita della Montagna, e cominciavo già la discena di detta Ecco, che da lontano circa passi venti, viddi un'Uomo seduto sù d'un Sasso nel mezzo del camino, che Io far dovevo, ed il peggio che era, che la Montagna non era boscata d'Alberi, che Io m'avessi potuto nascondere, ma era tutta disastrosa per causa de Sassi, che se Io fuggivo, mi sarei precipitato per quelle rupi; sicchè vedendo il dett'Uomo, Io subito pensai, che quello fusse un di quei, e senza avvilirmi mi diedi animo al più, che potei, facendomi un'Atto di Contrizione, ed'invocando per tre volte il nome di Giesù, Giuseppe, e Maria, fidandomi nell'Apostolo S. Giacomo mio Protettore, e fattomi anche il Segno della Croce, così tutto circospetto giunsi avanti di colui; Ma nell'arrivarlo vicino, sott'occhi viddi se mai portasse Armatura di fuoco, perche se portava armatura di fuoco, Io cedevo l'Armi del mio bordone, e di tutto quel ch'avevo. Ma per quanto Io potei osservare, viddi che altro non aveva, se non che una lunga Spada, larga come fusse una Sciabla con la guardia alla Spagnola, chiamata in lor linguaggio Catana, che per il più la Nazione Portughese non maneggiano altra Armatura, se non che la Spada, e Coltelli Fiamenghi, Ond'Io allora presi maggior coraggio, in modo che fra me dissi, sempre che costui non tenga Armi di fuoco, e altri Compagni mi basta l'Animo di restarlo morto in quel luogo, ò pur lui uccida me; Così dunque risoluto passando d'avanti di lui, che giusto preso avea il passo di una piccola strada che ivi v'era, e salutandolo con tutta umiltà in lingua Portughese, ed il medemo mi rese il saluto, così saviamente, ma nell'istesso tempo si levò in piedi dimandandomi da dove Io venivo, e dove andauo, se Io ero solo, o pure accompagnato; La mia risposta fù che Io venivo da S. Giacomo, ed andavo à Lisbona se à Dios piace, e che Io non ero solo, ma eravamo tre Compagni tutti in sua presenza; Però mentre lui si levò in piedi, e mi fece questa domanda, Io già ero passato due passi avanti di lui tra la discesa, e fermatomi tra faccia, e faccia tutto circospetto guardandolo che atti mai facesse, ma l'atti erano più tosto saviamente, che dimostrasse d'esser Ladro, che se ne stava con la Spada sotto del braccio, ed altro non facea, che avvicinarsi sempre con me, in modoche mi domandò l'altri due miei Compagni dov'erano, ed'Io li dissi, che delli tre Compagni, che Io detto avevo, un'ero Io, e gl'altri erano, uno il mio bordone, e l'altro il mio Crocifisso che in petto portavo, ma lui si piccò di questo, che Io lo burlavo, e mi disse ancora, perchè Io mi davo in dietro, e rispondendogli, che in Campagna non così facile mi fidavo di persona veruna, e mi disse pigro del Demuonios credi tu parlar con qualche Peregrin birbante tuo pari; Ma Io con buone parole lo pregai, e mi facevo sempre in dietro, e lui sempre mi veniva addosso, e si diede già a discoprire che era già Ladro, che la prima dimanda, che mi fece, che lui voleva denari, ò altrimenti m'aurebbe ucciso; ma Io in che intesi questo Capitolo entrai in magior rabbia; però persuadendolo, che Io non portavo Denari, essendo un povero Peregrino, che vivevo con qualche Carità che Dio mi mandava giornalmente, e che solo pedocchi aurebbe trovato addosso à me; Ma lui non capace di questo, mi disse or via spogliatevi, ò ti lascio quì morto sfodrando la Spada per danni un colpo, ed'Io subito mi posi in guardia così rabbiosamente, stando sempre fuor di misura, e dicendoli ah Ladrone del Demonio, adesso sì che ti darò la borsa del Denaro con questo mio bordone in esta Verrigas de Mierdas Vigliaccos de los Demuonios, e perdendo ogni paura, che di costui aueuo, e ben mi parea esservi più vantaggioso à causa che Io ero superiore col bordone, cioè essendo più lungo della Spada, e di più che rinforzato l'auevo in S. Giacomo con'un nuovo ferro lungo un palmo, e ben pontuto, e forte, senza mai farmi ligare la spada col bordone; Dicendomi lui che il Diavolo se l'aurebbe portato via, se lui non uccideua me in quello luogo, ed'Io li giurai che il Cielo mi sia contrario se Io non lo lasciavo estinto in quella Montagna; Ma però dovete sapere, ò miei Lettori, che costui si era infoscato ed inviperito come un Toro stizzato, che parea me ne volesse far polvere, che in dirlo intenerir mi sento, e pur non è da credersi la Vittoria da me riportata, che per mille versi Io doueuo morir in quel luogo, se pure protetto non ero dal mio Apostolo S. Giacomo; che par che nel cuore mi dicea, ò Nicola, ò Nicola, combatti pur con'animo generoso con questo tuo forte, e miracoloso bordone, che ne sarai di costui Vincitore; e tra di me parea aver acquistata una forza di Gigante, con una violenza in tirarli colpi fra la Testa, e braccia, ed'in tutta la sua persona; ma tutto il forte suo però era a troncarmi il mio bordone, perche già colpir non mi potea à raggione che Io mai me lo facevo mai venir di sotto, e da me era sempre offeso, in modo che si era fortemente stizzato, che non vedeva più quel che facea, che se un de suoi colpi m'avesse giunto, m'aurebbe tagliato per mezzo, mentre giocava la Spada ad'uso di Sciabla, ed'Io sempre parando, or di quà, or di là, che anch'Io ero confuso, che non sapeuo in che più modo pararmi, di maniera che lui si buttò per perso addosso di me, e mi pigliò con la punta della Spada sù della mia Testa, e nel pararmi col mio bordone, mi ferì anche la mano, ed invocando subito il nome di S. Giacomo, li tirai un fierissimo colpo nel mezzo del suo petto, mentre lui fece quell'azzione di lasciarsi, che fù così forte il colpo, che lo buttai à terra, e cascato che fù, senza darli tempo che si levasse in piedi, con velocità seguitai à darli colpi atrocissimi sù delle gambe per non farlo più levar in piedi, che di già morto mi parea, ed'in questo modo mi si ruppe il bordone per mezzo, che già era tutto lesionato per li colpi ricevuti, ma Io in'un subito presi il restante, dove vi era il ferro, e senza spettare un colpo all'altro, seguitai senza pietà, sin che non lo viddi quasi estinto, che appena parlar potea, e dimandando pietà, e Confessione, e scusandosi dell'error fatto, ed'Io dicendo muore tu Ladron; muore tu Ladron; ma alla fine vedendolo che era più nell'altra vita, che in questa, e che non auea più forma d'Uomo, che appena proferir potea qualche lamentuccio, che credo che quel colpo che li diedi nel cascare l'auesse passato il cuore, mentre n'usciva un fonte di sangue; Ond'Io vedendolo così à mal partito, presi la sua Spada, che già staua in terra buttata, ce la posi à lui vicino, doue lui staua disteso per morto, che con poco spirito di vita Io lo lasciai Sicchè senza più trattenermi in detto luogo, presi subito la discesa Montagna tra la volta del Ponte di Limas. Ma prima però vo' spiegarvi, e dirvi che detto battimento, e discorso da noi fatto prima, l'attaccarci passò di tempo circa un quarto d'ora in tutto, e per tutto; poi è da considerarsi che questo fù un miracolo dell'Onnipotente Iddio, e del mio Protettore Apostolo S. Giacomo, che in tutti modi Io lì morir doueo; E come mai, è possibile che un'Uomo sciolto, e cinto, con Spada nuda s'abbia da credere, che sia stato ucciso da un semplice Peregrino co- una semplice mazza, ò sia bordone, anzi imbarazzato da tutto il bagaglio Peregrinesco, che addosso portava, e pur è vero, ò Signor Lettore, che il vostro Servo Albani non disse mai buggia nel suo Viaggio, ma rappresentando il tutto con verità, ...


NOTA: Le immagini, riproduzioni digitali dell'originale, sono state gentilmente concesse dal Professor Paolo G. Caucci von Saucken che è da molti considerato il massimo esperto vivente del Cammino di Santiago di Compostela a cui ha dedicato gran parte della sua vita e delle sue ricerche. È Rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostella. https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Caucci_von_Saucken