ANTEFATTO

Quali sono le origini del bastone come strumento arma, antecedenti il XIX secolo? Quando intorno al 2000 iniziai la ricerca e lo studio della trattatistica della scherma di bastone, sotto la guida del Maestro Graziano Galvani, questa domanda è stata fin dall’inizio come un pungolo, che mi ha spronato a cercare costantemente delle risposte nella storia della scherma, delle arti marziali e in generale in tutta la storiografia italiana. All’inizio fu una semplice curiosità, un sogno ad occhi aperti, che negli anni si trasformò in una ricerca vera e propria. Un mosaico che tassello dopo tassello, iniziò a prendere forma e sostanza. L’ipotesi diventò una tesi, e dalla tesi alla sua paziente dimostrazione.

“Lo spadone a due mani che ai tempi di mezzo adoperavasi e sul modo di adoperare il quale scrisse precetti il celebre Marozzo di Bologna nel suo TRATTATO DI SCHERMA, rassomigliava d’assai, nel maneggio, al bastone a due mani...” recita nell’introduzione al suo trattato il Maestro Giuseppe Cerri. La strada era evidentemente già tracciata dai Maestri di bastone. Non esiste niente di nuovo sotto il cielo della scienza delle armi. Fosse stato così semplice aprire il Marozzo e trovare tutte le risposte sarebbe stato troppo bello, e così infatti non è stato. Ovvio che a grandi linee ciò che si può fare “a due mani” con uno spadone lo si fa con un bastone, ricordate il Fiore “Quel che col bastone fazo con la spada lo faria”? Ebbene se questo basta per uno schermdore in erba che muove i primi passi nella trattatistica, certamente non bastava per produrre dei risultati degni di una ricerca sulla scherma storica con le “s” maiuscole. Allora iniziò un viaggio a ritroso nel tempo, forte della convinzione che, poco prima dell’avvento del bastone nel mondo della scherma scritta, era nata la baionetta, che a sua volta seguì la decadenza delle armi in asta e dello spadone tardo rinascimentale.

La picca in particolar modo sopravvisse fino alle soglie del XVII secolo: Pistofilo Bonaventura, Vezzani e Bresciani Marin furono passati al setaccio. Qui si tramandava tutto lo scibile delle armi in asta, e si cominciò a intravedere tutti quei fondamentali dell’ “esercizio accademico” schermistico che avevo studiato nel bastone del Cerri. Ma fu lo spadone dell’Alfieri, maestro autore ingiustamente trascurato nella storiografia della scherma, che mostrò inequivocabili connessioni con il bastone del XIX secolo: le croci, i quadrati, le rose, le rosette il siculo trupà, sono tutte sequenze, forme, generate da una stessa matrice, ma questa è un altra storia....e io volevo qualcosa di più.

IL GRAAL BORDONE

Sono, a modo mio, persona religiosa, affascinato dal misticismo d’oriente e d’occidente fin da bambino. Fu grazie all’iconografia cristiana e all’arte sacra, che mi innamorai del bordone, e fin da subito capii che sarebbe stata una fonte inesauribile di informazioni. Come del resto ci insegna l’oplologia.

Così nei viaggi, nelle chiese e nella pittura iniziai a guardare con particolare attenzione, i bastoni e in particolare modo i bordoni. Nonostante la miriade di raffigurazioni offerte dall’iconografia dei santi, San Rocco e San Giacomo, il bordone svelava si una lunghissima evoluzione che mutava in svariate forme e dimensioni, ma di marziale, di schermistico non vi era traccia. Solo pose e posture canoniche. Eppure ero convinto che fosse impossibile, e matematicamente molto improbabile, che tra il fiume di tutti questi pellegrini, che percorreva le strade per Roma, Gerusalemme e Santiago, non ci fosse “un povero cristo” che si fosse difeso col bordone e avesse poi lasciato una qualsivoglia testimonianza.

Nel 2009 mi recai in vacanza a Santiago di Compostela, sicuro che qualcosa sarebbe saltato fuori. Me lo sentivo. Fortuna audace iuvat.

Entrato nella fantastica Cattedrale di Santiago di Compostela, affascinato, mi dimenticai della mia ricerca. Non mi aspettavo certo di trovare San Giacomo in guardia di croce o mentre scherma col bordone. Tuttavia in alcune sale attigue alla basilica, trovai, come è normalissimo trovare in questi luoghi, il negozio di souvenir e una libreria. Ricordo che mi misi a sfogliare un grosso libro che trattava del pellegrinaggio compostellano in Europa. Rimasi subito stupito dalla moltitudine di gente che da tutte le parti aveva affrontato il pellegrinaggio, e che ne aveva lasciato testimonianza. Una tradizione che si perdeva nella notte dei tempi, anche in epoca precristiana. Poi ad un tratto mi sembrò di aver visto due figure che si fronteggiavano. Pensai subito, che no, mi sbagliavo, non poteva essere e di sicuro la mia ossessione cominciava a fare brutti scherzi. Tornati indietro pagina per pagina, e mi imbattei in una figura di un pellegrino che affrontava con un bordone un uomo armato di spada, era una spada da lato a tazza con lama a striscia, “alla spagnola”. Non credevo ai miei occhi, tutto quello che avevo supposto, pensato e desiderato, si presentava sotto i miei occhi.

Le figure mostravano un combattimento dove il pellegrino teneva il bordone come una picca e trafiggeva il malcapitato che se ne stava nella più classica delle guardie di spada, la prima. Girava poi il bordone e gli fracassava la testa, con tanto di sangue che cola e scritte a descrizione delle azioni, come fosse un fumetto d’altri tempi. La ferita, l’abbattimento e la fuga. Non potete immaginare la mia gioia. Questo era il mio santo graal. Comprai il libro e mi precipitai ad accendere una candela all’altare della madonna. E qui iniziò tutta un’altra storia, perchè il libro, era stato scritto da un professore italiano, umbro. E guarda caso quel pellegrino era italiano. Rimasi pietrificato. Tornando a casa giurai a me stesso, che sarei andato, filato come una botta dritta, a fondo di questa storia, e ovunque fosse, avrei trovato questo professore costi quel che costi.

Non nego che agli inizi spesso mi sono soffermato a riflettere se tutto il mio entusiasmo non fosse altro che il frutto di una mia qualche auto-suggestione mistico-marziale, ma col tempo ho capito che la peregrinatio, ovvero il viaggio, oltre che ad essere una metafora della vita, è un archetipo molto potente e radicato nella nostra cultura più di quanto non si creda. Anche al di fuori del contesto religioso. Se ne nutre tutta la gioventù nostra che si avvicina alla scherma storica. Nella letteratura, nel cinema, nei giochi e perfino in tutto il mondo nerd. Il successo del Signore degli anelli e lo Hobbit per esempio. Perchè affascina così tanto? Perchè è la storia di una peregrinatio, spogliata dai suoi paramenti sacri cristiani, in un mondo fantastico, dove Gandalf, il mago, il pellegrino, col suo bastone magico, abbatte i nemici col la sola imposizione del suo bordone. Santiago Matamoros in spagna è raffigurato a cavallo mentre guida le schiere contro i mori, come Gandalf contro gli orchi.

IL FATTO

Napoli 1743. Albani Nicola, domestico e segretario di nobili e prelati, amava viaggiare e desiderava camminare per il mondo. Decide di intraprendere con il suo bordone il lunghissimo cammino che porta a San Giacomo in Galizia, ovvero Santiago di Compostela, e scrive un diario del suo viaggio molto dettagliato del suo pellegrinaggio in un manoscritto “Viaggio da Napoli a San giacomo in Galizia”, ritrovato negli anni 70 dal professore Paolo Caucci Von Sacker. Impreziosito da pregevoli disegni, rappresenta forse il resoconto più importante di tutta la letteratura odeporica del periodo. Nonostante esistano diversi resoconti e scritti, come il Viaggio a ponente a San Giacomo di Galitia e Finisterrae di Domeni Laffi Bolognese, Bologna 1681, questo manoscritto è unico e particolarissimo nel suo genere.

L’Albani è personaggio tra l’avventuriero, il pellegrino e il picaro, nel suo diario è ricco di avvenimenti degni di un romanzo: deve ricorrere a innumerevoli sotterfugi ed espedienti per sopravvivere secondo la sua “politica del pellegrinaggio”, viene arrestato, assalito e derubato da briganti, e deve sostenere anche un combattimento con un ladrone.




NOTA: Le immagini sono state gentilmente concesse da Paolo G. Caucci von Saucken che è da molti considerato il massimo esperto vivente del Cammino di Santiago di Compostela a cui ha dedicato gran parte della sua vita e delle sue ricerche. È Rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostella . https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Caucci_von_Saucken